29 Lug 2016
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I pavimenti in resina 3 D sono una novità che arriva dal campo del design e del restyling .

Tecnica non nuovissima ma molto richiesta negli ultimi anni sia nei locali pubblici ( ristoranti, alberghi ecc.) che nelle abitazioni private.Il segreto per avere un ottimo risultato è nella tecnica e nelle mani del decoratore.

Vi spieghiamo in pochi e semplici passi che cosa sono i pavimenti in resina 3d , la tecnica , la durata nel tempo ed il prezzo.

I pavimenti in resina autolivellanti in 3D non sono altro che rivestimenti pavimentali all’interno dei quali è inserita la grossa stampa di una fotografia. Quest’ultima di solito viene inserita nel penultimo strato, prima di quello superficiale, ossia quello vetroso. Un sistema del genere procura un effetto 3D particolarmente reale, soprattutto quando si osserva l’immagine da un punto preciso della stanza.
Questa tecnica viene utilizzata da diversi progettisti nel mondo per creare pavimentazioni vivaci, colorate e soprattutto con effetti in tre dimensioni abbastanza realistici.

I pavimenti a multilivello richiedono una scrupolosa preparazione. Di solito vengono applicati tre diversi livelli, ognuno dei quali contiene all’ornamento desiderato, e poi si pone un ultimo livello, di solito spesso da 1,5 a 2 mm, a base di composizione epossidica trasparente.
In seguito all’applicazione di questi livelli sul pavimento, sono necessari circa due o tre giorni affinché il livello esterno possa arrivare all’essiccazione. La rifinitura viene poi effettuata con smalto al poliuretano.

Un procedimento del genere permette di utilizzare migliaia di colori e qualunque foto con soggetti che possano dare un effetto in tre dimensioni. Un pavimento del genere può essere inoltre utile dove quelle coperture tradizionali,non sono possibili. Le pavimentazioni realizzate con tecnologie autolivellanti durano per anni e risultano essere sempre solide. Inoltre i materiali utilizzati, in particolare quelli epossidici, non risultano essere dannosi per la salute neanche in una proiezione temporale lungo termine.
Il materiale utilizzato nell’ultimo strato, con la rifinitura, raccoglie pochissima polvere e non è sensibile alle alte temperature.

I pavimenti possono essere creati in ogni spettro di colore e possono essere inseriti tutti gli effetti che vuole il cliente a livello di ornamento. Possono essere utilizzate differenti tipologie di immagini come fotografie, luoghi aziendali o qualunque forma geometrica atta a creare una sensazione di terza dimensione nell’osservatore.
Di solito l’effetto più in voga è quello oceanico che molto spesso viene installato nella camera del bagno. L’effetto mare vede spesso la presenza di pesci, squali o delfini che sembrano nuotare sotto la superficie del pavimento e sembrano realmente sguazzare tra il box della doccia, la vasca e la tazza del gabinetto.Molto gettonato è anche l’effetto marmoreo con tutte le venature tipiche del vero marmo.

Se si utilizzano immagini, effetti base o pavimentazioni già esposte in un catalogo, di solito i prezzi dei pavimenti in 3D partono da poche migliaia di euro. Il prezzo, naturalmente, dipende anche dall’estensione della superficie su cui va posta la pavimentazione.
Ovviamente, effetti di un livello maggiormente artistico oppure che richiedano una composizione più difficoltosa sono soggetti ad un prezzo più elevato applicato al consumatore.
Qualora, infatti, intervenga un vero e proprio artista nella composizione dell’immagine, della fotografia o della forma voluta, il prezzo può variare.

 

 

 

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24 Lug 2015
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quadri sono un complemento d’arredo molto importante in una casa perché impreziosiscono le pareti, arricchiscono gli spazi e donano un aspetto molto diverso all’ambiente. Appendere bene un quadro non è sempre un lavoro così scontato. Bisogna tenere in considerazione importanti fattori come l’altezza dell’ambiente e le dimensioni della tela, oltre che il livello d’illuminazione. E ancora: che distanza lasciare tra un quadro e l’altro? Oppure, volendo acquistare un quadro appositamente per “arrredare” una parete di una certa grandezza e con un certo spazio libero, di che dimensioni scegliere la tela? Superate queste “difficoltà”, di cui vi parleremo in un altro articolo, resta la parte pratica che riguarda l’appendere il quadro. Che cosa serve? 

Chiodi o tasselli, martello o trapano avvitatore, metro, matita e pennello. Innanzitutto prima di appendere il quadro è necessario accertarsi che il centro sia a livello degli occhi, considerando l’altezza media delle persone (circa 160-170 cm). Bisogna poi valutare il peso del quadro: se non supera i 2 kg, possono essere sufficienti chiodi di 1,5 cm di lunghezza, da inserire con l’ausilio di un martello; invece per quadri che li superano, è bene utilizzare i tasselli al posto dei chiodi e procedere utilizzando un trapano avvitatore.

Per i quadri grandi è necessario utilizzare almeno due chiodi o tasselli, mentre per quelli più piccoli può bastarne anche uno centrale. Prima di inserire i chiodi, è bene prendere le misure con un metro e segnare sul muro il punto preciso con una matita. Dopo aver definito la posizione del primo foro, con una livella è possibile evidenziare precisamente la posizione del secondo e allinearlo in senso orizzontale al primo.

Per praticare il foro nel muro, è necessario posizionare l’avvitatore/trapano con punta piccola in posizione perpendicolare alla parete e procedere allargando il foro, senza però arrivare troppo in profondità per non rischiare di rovinare stucco e intonaco. Dopo aver realizzato il foro, basta ripulirlo con un pennello e inserire vite o tassello all’interno, verificando che sia ben saldo. Se si dovessero riscontrare difficoltà nell’inserimento del chiodo/tassello, è possibile allargare ancora il foro, utilizzando una punta per il trapano di diametro maggiore.

Oggi sul mercato sono disponibili anche diverse soluzioni per appendere quadri o montare mobili senza ricorrere a chiodi o tasselli, si tratta di particolari colle per fissaggi permanenti indicati sia per interni che per esterni o speciali strisce adesive che consentono di evitare di bucare il muro. Le colle diventano completamente trasparenti una volta asciutte, non lasciano traccia e garantiscono una perfetta forza di incollaggio su qualsiasi superficie.

19 Lug 2015
armadio a muro
A volte si ha la fortuna di avere in casa dello spazio in più in prossimità di una parete, come ad esempio una nicchia, che non si sa come sfruttare adeguatamente.
Si può allora pensare di progettare la costruzione di un armadio a muro dove mettere tutto ciò che non trova posto nell’armadio che già possiedi.
La prima cosa da fare è prendere bene le misure della parete nel punto dove si è deciso di realizzare l’armadio a muro: stabilisci quanto sarà profondo e alto e quanti ripiani dovrà avere.
Tieni presente anche dello spazio necessario per tenere aperte le ante dell’armadio: non devono esserci elementi ingombranti nella zona antecedente all’armadio.
Procurati quindi delle mensole di legno e delle assi che costituiranno le pareti laterali e superiori dell’armadio nonché le assi che serviranno per realizzare le ante: basterà rivolgersi a un falegname indicandogli le giuste misure.

Le mensole vanno fissate con dei chiodi al muro distanziandole quel tanto che serve per avere spazio sufficiente a sistemare gli indumenti o altri oggetti

Dopo aver montato tutte le mensole si procede a fissare la assi laterali e quindi le ante tramite cerniere: se hai preso bene le misure dovrebbe coincidere tutto perfettamente.

Se preferisci dare un tocco di colore in più puoi verniciare le ante della tinta preferita prima di montarle sulle cerniere, altrimenti basta un semplice strato di vernice protettiva trasparente per far risaltare le venature del legno.

Nel caso invece tu volessi realizzare un armadio a muro sfruttando lo spazio di una nicchia non dovrai neppure inserire le assi laterali: potrai montare le mensole direttamente all’interno della nicchia sfruttando tutta la larghezza.

Anziché mettere delle ante prova invece a montare una tenda: è una scelta più economica ma ugualmente d’effetto.

Tratto da Deabyday.tv

Articolo di Marta Cerizzi